Arte Digitale la cultura diventa esperienza phygital

 Arte Digitale la cultura diventa esperienza phygital

L’arte diventa sempre più digitale per permettere all’utente una vera e propria immersione in un viaggio intenso ed emozionante dove lo spazio fisico si fonde con il digitale. Un modo innovativo di fruire l’arte, adatta a tutti per un’esperienza unica senza barriere tra mondo fisico e digitale. Softec, società attiva nel settore dei servizi di digital innovation con focus sul Phygital Retail, Industry 4.0 e Data Driven Marketing, partecipa ormai da diversi anni attivamente alla diffusione nel panorama digitale italiano di una cultura legata alla UI Design e alla programmazione web oriented, passando dalla UX Design & Strategy alla programmazione ad oggetti con Python.

Dal retail all’arte, Softec amplia i suoi orizzonti rivolgendosi sempre di più alla cultura, dalla mostra Pasiòn Picasso all’Archivio di Stato di Napoli in corso fino all’11 marzo, alle mostre come Fotosintesi e Sentieri Interrotti – quest’ultima visitabile fino al 27 gennaio 2024 - e mostre fotografiche come Dynamiche Infinite presso l’Archivio di Stato di Salerno. Il supporto innovativo e tecnologico di Softec permette di aprire una nuova finestra di connessione virtuale con gli artisti. L’esperienza phygital consente allo spettatore di rileggere l’arte guardandola da un’altra prospettiva, fortemente personale, attraverso la fusione perfetta e armonica degli strumenti digitali con lo spazio fisico. “Per rendere unica l’esperienza dell’utente l’arte si trasforma nella dimensione Phygital, accompagnando il visitatore in un vero e proprio viaggio - spiega Massimo Furoni, Chief Strategy Officer Softec - . Intuitività, immediatezza e immersività sono, infatti, le tre parole chiave della phygital experience. La tecnologia diventa così un potente abilitatore, in quanto permette di fruire dell’esperienza artistico-culturale, senza richiedere alcuna competenza tecnica o strumento digitale altamente performante. L’Arte per tutti, accessibile a tutti, così come dovrebbe essere per garantirne la massima socializzazione e diffusione capillare, in applicazione dei principi costituzionali. Siamo felici di questo percorso all’interno degli Archivi di Stato, dove ogni angolo racconta un pezzo di storia, e grazie al digitale questa storia diventa meno riservata e più accessibile, attraverso un’azione democratica di divulgazione”.

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