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Nave romana di Comacchio. Secondo nuove analisi isotopiche i lingotti di piombo provenivano dalla Macedonia

Custodito nel Museo Delta Antico di Comacchio, splendidamente allestito con innovativi apparati digitali nell’Antico Ospedale degli Infermi (1778-1784), il prezioso carico di una nave romana, rinvenuta nell'autunno del 1980 nei pressi del piccolo centro lagunare, continua a riservare sorprese. Non solamente rispondendo a una delle domande costanti e specifiche dell’indagine archeologica ovvero l’origine delle materie prime, soprattutto i metalli, ma gettando nuova luce sul significato storico ed economico, i risvolti e i protagonisti di quella che fu la prima globalizzazione dell’Occidente, l’impero romano.

L’imbarcazione, verosimilmente destinata a navigare il Po, e naufragata con ogni probabilità tra il 19 e il 12 a.C con gran parte del carico ancora a bordo, che forse aveva trasbordato da una imbarcazione mercantile più grande in prossimità della costa, è assai nota per aver conservato sino ai nostri giorni un ricco campionario di ceramica da tavola o da cucina di diversa provenienza, con anfore contenenti pregiati vini dell’Eolia (le isole greche di Chio e di Lesbo), della Caria (Cnido, sulla costa dell’attuale Turchia) e dell’Isola di Kos. Insieme vi erano oggetti di uso a bordo, dall'attrezzatura per il governo e la manutenzione della nave, compresa l’ancora, con anelli in ferro a cui venivano legate le cime per calarla in mare e facilitarne il recupero, ai corredi personali dei marinai e dei viaggiatori, a piccoli oggetti di devozione. Soprattutto grazie al particolare ambiente di giacitura, privo di ossigeno, il relitto ha offerto alla scienza degli studiosi moderni oggetti in legno, cuoio, fibre vegetali che raramente si rinvengono nei contesti archeologici a causa della loro deperibilità.

Sono adesso però 102 pani o lingotti di piombo, di peso variabile tra i 19,5 e i 41,5 kg, per complessive 3,1 tonnellate, a fornire preziose e inedite informazioni.

 

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 FIG. 2 - Lingotti  di piombo dal naufragio di Comacchio (N. Hanel). Springer Link.

Il piombo, un metallo pesante, fu molto usato nell’antichità per la sua abbondanza, il basso costo e le proprietà. Un'ipotesi, contestata, riscontrò anni orsono nell'avvelenamento da piombo, indotto, si sostenne, principalmente dal suo impiego per le tubature e dall’abitudine con i suoi ossidi di addolcire il vino, una concausa del declino del mondo romano.

Nel campo degli studi i lingotti di piombo romani costituiscono una chiave importante per ricostruire le attività minerarie, essendo le informazioni, disponibili dalle fonti scritte antiche, a riguardo, molto limitate e cosi anche le tracce archeologiche spesso completamente obliterate da attività successive. Insieme alle attività estrattive costituiscono fonti primarie rilevanti per ricostruire i traffici, gli scambi, le rotte e la storia economica nel suo complesso. Innanzitutto i prodotti minerari come i lingotti di piombo spesso recano iscrizioni, marchi e timbri che si riferiscono a persone coinvolte nell'estrazione e nel commercio. In alcuni casi contengono anche informazioni sull'origine del metallo (es. BRIT(annicum) , GERMANICVM plumbum  =  piombo britannico o tedesco), informazioni preziosissime che possono essere integrate con i dati archeo-metallurgici.

E’ questo proprio il caso dei lingotti di Comacchio, L'elemento epigrafico di gran lunga più importante è il marchio con la sigla AGRIP da riferirsi senza dubbio a Marcus Vipsanius Agrippa (Arpino, 63 a.C. circa – Campania, 12 a.C.), militare, architetto, genero di Augusto e tra i suoi più fidati collaboratori. Poi ci sono i marchi MAC, GEM, LPR. L.CAE.BAT. In particolare Lucius Caesius Batius era forse un liberto o figlio di un liberto di Cecilia Attica, prima moglie di M. Agrippa o di suo suocero Q. Cecilio Q. f. Pomponianus Atticus. Tra i reperti è presente anche un peso in calcare utilizzato verosimilmente per controllare i lingotti di piombo con una grande bilancia in legno a due bracci. La sigla T.RVFI, incisa sulla faccia superiore, si riferisce ad un Titus Rufus, forse l’armatore o il magistrato che aveva certificato il peso.

Questi dati, ben noti sin dall’epoca dello scavo, successivo di qualche anno al rinvenimento dell’imbarcazione, hanno aperto il campo, negli anni, a un dibattito controverso sull’origine del metallo  (Illiria, Hispania o Balcani) e sul suo significato economico.

Domergue escludeva nel 1987 una provenienza dalla penisola iberica e considerava piuttosto una produzione all'interno dei Balcani. Questa prima ipotesi fu effettuata senza l'uso di analisi scientifiche. Successivamente Berti prese invece in considerazione un'origine spagnola. Sulla stessa scia a fine anni '90 García-Bellido propose una lettura da una prospettiva “militare” di alcuni dei marchi che si trovano sui lingotti riportando il marchio MAC alla legio IV Macedonica e quello GEME alla legio X Gemina e collegandoli ai centri di produzione dell'Estremadura sudoccidentale della Spagna (Baeturia: Azuaga e La Serena, prov. Badajoz). Nel 2008 è la volta di Dušanić che ipotizza come origine le ricche aree montuose piombifere e argentifere nelle vicinanze della città celtica (poi romana) di Sirmio (Sremska Mitrovica) nella Serbia moderna. Infine nel 2012 alcuni studiosi, Domergue e altri, hanno cercato di collimare gli elementi epigrafici con l'analisi degli isotopi del piombo da loro effettuate, indicando come fonte di approvvigionamento le miniere del minerale nella Spagna sudorientale e distinguendovi due gruppi, il più grande dei quali costituito dai grandi distretti piombo-argentiferi di Cartagena-Mazarrón o Sierra Almagrera (pr. Almeria) e il minore direttamente collegato all'area di La Unión e Mazarrón (pr. Murcia).

Nell'ambito di questa investigazione sui metalli è proprio la specifica tecnica analitica di determinazione degli isotopi del Pb, mediante spettrometria di massa (MS), a imporsi come dirimente: è, infatti, considerata da tempo lo strumento più efficiente per individuare il rapporto fra gli isotopi del piombo, che rimane relativamente costante e caratterizzante in ogni giacimento e che, soprattutto, non viene influenzato dai successivi processi metallurgici; una stessa impronta isotopica accomuna sia il minerale di partenza, il metallo ricavato, che le scorie di lavorazione.

Ed è nel contesto di ricerca descritto che si inserisce la revisione delle analisi della firma isotopica del piombo a suo tempo effettuate e, sulla base di nuove indagini, ne viene ora proposto il risultato emergente, che perviene a corrispondere con i dati noti dei giacimenti minerari della Calcidica, dell'isola di Taso e della catena montuosa del Pangaion, nella regione dell'Egeo settentrionale, nella Macedonia romana, come fonte di approvvigionamento del metallo, finendo per escludere, come già Domergue, i minerali di piombo spagnoli.

Ne sono autori tre studiosi tedeschi: Michael Bode, Norbert Hanel e Peter Rothenhöfer (Deutsches Bergbau-Museum Bochum - Institut Für Archäologische Wissenschaften, Ruhr-Universität - Archäologisches Institut, Universität zu Köln - Department of History, Sun Yat-Sen University Zhuhai Campus) con un articolo intitolato “Roman lead ingots from Macedonia—the Augustan shipwreck of Comacchio (prov. Ferrara, Italy) and the reinterpretation of its lead ingots’ provenance deduced from lead isotope analysis” che appare in Archaeological and Anthropological Sciences, volume 13, article number: 163 (2021). Al tempo stesso gli autori hanno preannunciato anche la prossima pubblicazione di una specifica monografia dal titolo Corpus of Roman Lead Ingots sotto l’egida del Anschnitt, Beiheft, Deutsches Bergbau-Museum Bochum che amplierà il quadro e i collegamenti della ricerca ad un contesto più vasto, per metodi, procedure ed analisi isotopiche discusse.

I ricercatori hanno identificato nel carico della nave quattro diversi tipi di lingotti. Le analisi degli elementi in tracce sono state eseguite nella HfMA (House for Material and Analytics) del Deutsches Bergbau-Museum Bochum con un HR-ICP-MS (spettrometro di massa al plasma ad accoppiamento induttivo ad alta risoluzione) (Element XR, Thermo Fisher Scientific ). Le analisi degli isotopi del piombo sono state eseguite presso il Frankfurt Isotope and Element Research Center (FIERCE). La calibrazione è stata effettuata sullo standard NIST SRM 981 per verificare l'accuratezza dei risultati dell'analisi e la stabilità delle condizioni di laboratorio e dello strumento (deriva di massa) ogni 5 campioni.

I diagrammi degli isotopi del piombo presentati nell’articolo mostrano chiaramente che i minerali di piombo del Miocene provenienti da Murcia (Sierra de Cartagena, Sierra de Mazarrón) e anche dalla vicina provincia di Almería (Sierra de Almagrera, Sierra de Gador, Sierra de Alhamilla, Cabo de Gata) non entrano in discussione, in quanto non si sovrappongono alle nuvole di dati dei lingotti di Comacchio. Lo stesso risultato potrebbe essere ottenuto da un confronto con i dati del minerale di piombo delle vecchie miniere delle Isole Baleari o della Catalogna, dove peraltro mancano evidenze circa la produzione di piombo su larga scala in epoca romana.

 

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FIG. 3 - Diagramma del rapporto isotopico del piombo con le evidenze della mineralizzazione del piombo dalle aree minerarie dell'Egeo Settentrionale e gli altri distretti minerari viciniori (Laurion quadrati neri, penisola Calcidica rombi grigi, isola di Thasos quadrati bianchi e monti Pangaion cerchi grigi, Serbia e Kosovo triangoli bianchi, giacimenti minerari di Giresun/Tirebolu nell'odierna Turchia rombi bianchi e  lingotti di piombo dal naufragio di Comacchio croci nere.

Sebbene la qualità dei dati sugli isotopi del piombo TIMS non sia buona come i dati sugli isotopi del piombo MC-ICPMS, la combinazione di entrambi i set di dati in questo caso di studio è sufficiente per dimostrare una chiara connessione dei lingotti di Comacchio con le mineralizzazioni del piombo del Pangaion e dei giacimenti della penisola Calcidica, senza esclusione dei minerali di Thasos, dove sono determinate al contrario da scarsi dati anomali ottenuti. Vengono invece ad essere escluse dalle analisi, in modo controllato, connessioni con altri depositi nella regione (es. Laurion, Serbia-Kosovo).

Per quanto le conoscenze sullo sfruttamento nell'antichità a fini minerari di quest’area egea (Chalkidiki, Pangaion, Thasos) siano ancora frammentarie, e l'estrazione mineraria ottomana e recente ne abbiano ampiamente distrutto le tracce, indagini svolte in passato suggeriscono attività minerarie complessive dalla fine del Neolitico al periodo bizantino.

Se nella precedente asseverazione della provenienza venivano invocate considerazioni epigrafiche e storiche che chiamavano in causa Agrippa (ritrovamento di lingotti da Minorca) e, nonostante sia accertato e indiscusso il suo ruolo, sia come mecenate di Carthago Nova sia soprattutto come “imprenditore” impegnato nello sfruttamento del piombo nella penisola iberica, anche la nuova ipotesi di provenienza dalla penisola balcanica egea è altrettanto sostenuta allo stesso modo da evidenze che riportano alla storica influenza economica che Agrippa esercitò nella produzione di piombo (e argento) nell'antica Macedonia in epoca augustea.

Anzi, ne risulta nel complesso illuminata l’intera politica augustea in Macedonia. Augusto, procedendo a quello che è il primo assetto del territorio macedone, divenuto nel 27 a.C Provincia Senatoria, privilegia l'asse della via Egnatia, sovrapponendo ai centri precedentemente dislocati su di essa o nelle loro immediate vicinanze, che così acquisiscono una nuova condizione giuridica, colonie di veterani italici o municipia. Le colonie furono accentrate lungo il percorso macedone nell’area mineraria egea di Philippidefinitivamente organizzata da Augusto, Augusta Iulia Philippensis Iussu Augusti, Neàpolis (Kavala), il porto di Philippi, e nelle immediate vicinanze Kassandreia, l'antica Poteidaia. La via romana Egnatia, passava a Nord del distretto minerario dei monti Pangaion. Un'area che era stata a suo tempo terminale minerario orientale sul mare Egeo di Corinto che aveva colonie nella Calcidica e che ora non a caso era valorizzata dalla politica augustea.

Un' interrogativo s'impone: quale può essere stato il percorso attraverso il quale i lingotti di piombo sono stati trasportati dai depositi della Macedonia al luogo del naufragio? Non può essere – sostengono i ricercatori - determinato con certezza. L’economicità e velocità del trasporto marittimo farebbero propendere per una spedizione attraverso il Mar Egeo. Nel caso dei lingotti di piombo provenienti dalle montagne del Pangaion, si può ipotizzare un trasporto via terra relativamente breve verso un porto. La città di Amphipolis, la "città delle nove vie", nodo viario rilevantissimo oggi a circa 5 km dalla costa presso il fiume Strymon, è una ipotesi plausibile. Poi a est con il porto di Neapolis (oggi Kavala). La distanza lineare dalle miniere in entrambi i casi è di circa 25 km. Per quanto riguarda l'isola di Thasos l'omonima città aveva importanti porti marittimi da cui il carico di piombo avrebbe potuto essere spedito. Incerto rimane anche l'ulteriore percorso del carico di piombo dalla Macedonia così come in quale punto del percorso la nave di Comacchio abbia rilevato il carico di piombo. L’imbarcazione ha infatti un fondo piatto (lunghezza 21,0 m, larghezza circa 5,60 m) che la rendevano indicata principalmente per viaggi interni, costieri e lagunari, non certamente per l’alto mare.

Altrettanto vagamente invece può essere ipotizzata la destinazione del carico di piombo. Roma parrebbe da escludere, perché in questo caso la rotta di navigazione dal Mar Ionio attraverso lo Stretto di Messina nel Mar Tirreno sarebbe risultata molto più economica e conveniente. La tipologia dell’imbarcazione e la vicinanza del sito di ritrovamento alla foce del fiume Po indizierebbe per una destinazione finale a monte. Può richiamarsi al riguardo il ruolo di Agrippa come patronus di varie città. L'antica Claternae per esempio (oggi Maggio d'Ozzano dell'Emilia, pr. Bologna), il cui patrono secondo un'iscrizione era proprio Agrippa, sarebbe relativamente vicina (distanza lineare circa 60 km) al luogo del naufragio. Un altro scenario da prendere in considerazione è la campagna alpina di Druso maior e Tiberio nel 15 a.C. In questo contesto il nord Italia è da considerarsi  base di schieramento e area di rifornimento per le truppe romane, ma sebbene numerosi proiettili di fionda di piombo delle truppe romane siano venuti alla luce presso l'accampamento militare romano sul Passo del Septimer e sul campo di battaglia nella gola di Crap Ses, nei Grigioni (Svizzera), essi non corrispondono alle composizioni isotopiche di piombo dei lingotti di Comacchio.

Per la prima volta viene infine riscontrata l’importazione di piombo verso l’Italia da una regione del Mediterraneo orientale. Una provenienza accertata che comunque non implica che le città costiere adriatiche fossero principalmente rifornite di piombo dal Mar Egeo, dato che si conoscono ritrovamenti individuali di lingotti di tipo iberico con firme isotopiche del minerale di piombo spagnolo sulla costa orientale della Penisola, in Austria, e Croazia. Un dato riscontrabile anche nel trasporto di generi alimentari (olio d'oliva, salse di pesce, ecc.) dalle province ispaniche della penisola iberica.

Fonte: Springer Link 


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