Geomatica ed Archeologia in Iraq per difendere il patrimonio a rischio

Geomatica ed Archeologia in Iraq per difendere il patrimonio a rischio
 

Si verifica spesso che le attività condotte durante le missioni archeologiche acquistino significato non solo per le loro valenze scientifiche e per l’analisi degli insediamenti storici e delle loro trasformazioni nel paesaggio rurale, ma abbiano anche ricadute sociali e un impatto culturale importante sulle comunità locali. La trasmissione della memoria e i processi di ricostruzione identitaria sono infatti ancora più importanti in regioni spesso instabili dal punto di vista geo-politico.

È quanto emerso durante il seminario che si è tenuto al Castello del Valentino, dibattendo le azioni di documentazione archeologica effettuate in Iraq nel corso del 2022 dal Gruppo di Geomatica del Politecnico di Torino. Si è voluto sottolineare il ruolo di primo piano delle tecnologie digitali relative all'informazione geografica, con l’obiettivo di supportare una gestione integrata multi-temporale e multi-scala delle attività di scavo senza mai perdere di vista le ricadute sul quadro geo-politico di riferimento. Si è trattato di un’importante occasione di confronto interdisciplinare sulle metodologie utilizzate nell'acquisizione, gestione e archiviazione di dati a supporto delle attività archeologiche di studio e scavo, per raccogliere e tramandare un patrimonio a rischio, e insieme avvalorare la conoscenza e consapevolezza dell’identità del luogo.

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Foto del gruppo di ricerca, archeologi ed esperti di Geomatica, nella missione in Kurdistan

Il lavoro del gruppo di Geomatica del Politecnico ha quindi rappresentato un significativo passo avanti nella tutela, gestione e disseminazione di un importante patrimonio culturale in pericolo come quello del sito islamico di Tell Zeyd e della città antica di Seleucia in Iraq (terza per grandezza del mondo antico). Il suo intervento, in stretta sinergia con le attività degli altri gruppi di ricerca presenti sul campo, è risultato decisivo per offrire un punto di vista innovativo sul processo di documentazione archeologica. Grazie all’apporto di tecnologie specifiche e accurati metodi di indagine, lo studio condotto si propone così come un autorevole contributo per le missioni future in questa regione, e in altre nel mondo.

Le missioni, realizzate grazie al lavoro congiunto del Politecnico e dei suoi laboratori Geomatics Lab e G4CH – Laboratory of Geomatics for Cultural Heritage, si sono svolte sul sito di Tell Zeyd in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e sulla città antica di Seleucia, sulla sponda orientale del fiume Tigri, nella regione di Baghdad in collaborazione con l’Università di Torino, del CRAST – Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia.

Le attività di scavo condotte a Tell Zeyd hanno permesso di far luce sugli insediamenti di epoca islamica nell’area del Kurdistan iracheno, che costituiva storicamente l’entroterra rurale e produttivo di Mosul. I lavori nella regione di Baghdad, nell’ambito di una delle più rilevanti missioni archeologiche italiane in Iraq del recente passato, hanno mirato a proseguire e approfondire gli studi nella piana dell’antica città di Seleucia al Tigri, fondata nel IV sec. a.C., capitale della cultura greca Seleucide e dell’impero omonimo, e punto strategico tra i fiumi Tigri ed Eufrate al crocevia dei traffici tra Oriente ed Occidente.

Lo studio dei due siti svolto dal gruppo di Geomatica del Politecnico è stato impostato sul rispetto di quattro principi chiave: misurare, analizzare, predire e comunicare. Un metodo costruito sull’idea fondante che la comprensione di un bene culturale, archeologico e/o architettonico, possa essere raggiunta a partire da dati metrici e utilizzando un riferimento multidimensionale. L’innovazione dei modelli 3D risulta maggiormente sostenibile rispetto ai metodi tradizionali, in quanto da essi sono derivabili sia i contenuti bidimensionali che quelli della terza dimensione. La rivisitazione degli approcci di analisi basata su sistemi tridimensionali ha segnato così una svolta, consentendo di venire incontro alle necessità di analisi ottenendo misure in forme numeriche e raggiungendo il minimo rapporto costo/prestazioni. I rilievi effettuati dal gruppo di Ateneo sono stati articolati in due fasi: una prima di inquadramento topografico, che garantisce la georeferenziazione dei dati, e una seconda di dettaglio, per assicurare il posizionamento dei punti significativi mediante tecniche specifiche, come il laser scanner terrestre, la restituzione fotogrammetrica da immagini acquisite anche da droni (UAV Unmanned Aerial Vehicle) e da sistemi handheld di Mobile Mapping System. Una condizione quindi necessaria, quella di progettare correttamente le fasi di rilievo, al fine di raggiungere un’integrazione essenziale delle analisi svolte sui terreni soggetti agli scavi.

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Nannina Spanò e Giacomo Patrucco del Politecnico di Torino, dopo il primo volo e atterraggio avvenuti con successo a Seleucia

Sul sito di Tell Zeyd sono state realizzate sia attività di monitoraggio multi-temporale, per documentare la progressione degli scavi e collocare correttamente nello spazio i ritrovamenti e le occorrenze archeologiche, sia tecniche di rilievo e rappresentazioni multi-scala per acquisire informazioni ad alta risoluzione, così da renderle condivisibili sulle moderne piattaforme web e cloud. Significativa è risultata la possibilità di ottenere dati del visibile e nel range del termico, utili ad individuare le potenziali evidenze archeologiche presenti nell’area, allo scopo di orientare le indagini archeologiche di dettaglio come per esempio studiare le modificazioni del corso idrico.

Nell’analisi del sito di Seleucia è prevalso un approccio che tenesse particolare conto delle esigenze del territorio. La realizzazione di un modello 3D completo della superficie del territorio insieme all’ortofoto, entrambi ad elevata risoluzione e georiferiti, ha infatti permesso di effettuare analisi che prendono in considerazione il rapporto tra la città e il paesaggio, tra le singole parti della città, ed anche un attento esame delle aree di scavo, come quello delle tombe. A Seleucia era anche necessario garantire la relazione tra il passato e il futuro delle indagini, che in Geomatica viene supportato con l’uso tecniche di posizionamento satellitare GNSS (Global Navigation Satellite System), e l’uso della fotogrammetria UAV, per mappare le aree degli scavi con un elevato grado di dettaglio.

Anche nel caso di Seleucia, sono stati realizzati voli da UAV che hanno acquisito dati diversi dal visibile; qui le analisi da dati multispettrali sono in corso per individuare le strutture archeologiche sommerse e supportare la ricostruzione della storia della città mediante mirati e circoscritti scavi, ancora una volta in linea con le direzioni predittive e sostenibili della ricerca archeologica.

Queste missioni hanno confermato anche l’importanza di mantenere attivi i rapporti con le università e le istituzioni locali per supportarle nelle loro attività di ricerca, rese sempre più incerte a causa dei pochi finanziamenti e delle difficili e spesso pericolose condizioni in cui si trovano ad operare. Il Politecnico, insieme ai partner italiani, considerato anche il valore universale dei siti archeologici interessati dalle missioni, ha in programma di intensificare le collaborazioni e gli scambi, anche ai fini formativi, con gruppi di ricerca locali.

Ripubblichiamo in versione originale il comunicato stampa del Politecnico di Torino.

Fonte: Politecnico di Torino

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