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Mercoledì, 08 Febbraio 2017 14:56

L’IBAM CNR si aggiudica un Marie Skłodowska-Curie action per progetto GeoMOP

Redazione Archeomatica
L’IBAM CNR si aggiudica un Marie Skłodowska-Curie action per progetto GeoMOP Ibam-Cnr

L’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam Cnr), nell’ambito del programma pluriennale della Commissione europea per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, vince un progetto finanziato dalle azioni Marie Skłodowska-Curie (Individual fellowship - European Fellowships). Destinatario un giovane ricercatore turco.

Offrire a chi fa ricerca un’ampia serie di opportunità di formazione e scambio: è questo l’obiettivo specifico delle azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA), che prendono il nome della scienziata franco-polacca vincitrice di due premi Nobel e conosciuta per il suo lavoro sulla radioattività.

L’Ibam sarà ente beneficiario in qualità di Host Institution del progetto GeoMOP - Modern Geospatial Practices for Ancient Movement Praxis, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Il progetto, della durata di 2 anni, rientra nelle azioni Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships – European Fellowships (IF - EF). Tali azioni finanziano borse di ricerca individuali rivolte ai ricercatori brillanti e promettenti, che abbiano già dimostrato l’eccellenza nel loro campo di studio e già in possesso del dottorato di ricerca, per svolgere attività di ricerca in Europa al fine di rafforzare il loro potenziale creativo ed innovativo mediante una mobilità transfrontaliera e intersettoriale.

Il progetto GeoMOP, finalizzato allo studio e al rilievo della rete di hollow ways (vie cave) della prima età del Bronzo nel bacino del Khabur in Siria attraverso un approccio interdisciplinare basato sul telerilevamento satellitare e metodi di agent-based model, ha il duplice scopo di individuare pattern spazio-temporali della rete viaria e simularne le interazioni funzionali legate ai traffici. Il fine ultimo è quello di sviluppare un innovativo approccio integrato tra metodi di osservazione della terra e modelli di predizione archeologica nel contesto di studi volti a simulare l'interazione uomo-ambiente con particolare riferimento all'Alta Mesopotamia nella prima età del Bronzo.

A svolgere l’attività di ricerca, presso la sede Ibam di Potenza, sarà il ricercatore turco Tuna Kalayci, vincitore della borsa MSCA, con la supervisione e il coordinamento di Nicola Masini, responsabile della UOS Ibam di Potenza. Nell’ambito del progetto GeoMOP, inoltre, il giovane ricercatore svolgerà un periodo di sei mesi di stage presso il Department of Geography della Durham University sotto la direzione del professore John Wainwright.

“Esprimo grande soddisfazione per il progetto approvato – afferma Nicola Masini - e mi congratulo con Tuna Kalayci con cui era già in corso una proficua collaborazione presso l’Institute for Mediterranean Studies di Creta. L'attività di ricerca di Kalacy con l'apporto dell'Ibam e il contributo dell'Imaa consentirà un notevole passo avanti nello sviluppo di approcci metodologici, basati su remote sensing e modelli di predizione e simulazione archeologica, finalizzati allo studio dell'interazione uomo-ambiente. Tali approcci su cui da tempo l'Ibam lavora, in diversi contesti storico-ambientali dell'Italia meridionale, del territorio di Nasca in Perù e dell'Henan in Cina, saranno applicati nella regione del Khabur in Siria per lo studio delle dinamiche di frequentazione umana nell'età del bronzo con particolare riferimento ai quadri viari e ambientali”.

“Un marchio d’eccellenza, un importante riconoscimento – dichiara Daniele Malfitana, Direttore dell’Ibam Cnr – che vedrà ancora una volta il nostro Istituto impegnato in una nuova sfida europea per attrarre giovani cervelli dall’estero. É il secondo progetto di ricerca Horizon 2020 che l’Ibam porta a casa nel corso del 2016. Una doppia vittoria che sottolinea, da una parte la capacità di attrarre ricercatori stranieri affermati presso l’Ibam e dall’altra, la possibilità di intensificare le relazioni con nuovi gruppi di ricerca con competenze d’eccellenza nell’ambito del patrimonio culturale. Un modo – conclude Malfitana – per aumentare la qualità della ricerca attraverso una maggiore condivisione e contaminazione che non tenga più conto di limiti di nazionalità e localizzazione delle attività tra i diversi ricercatori coinvolti”.

Fonte: Ibam-Cnr

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Febbraio 2017 15:37
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