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Il restauro virtuale in archeologia

restauro virtuale archeologia"Il restauro virtuale in archeologia" di Massimo Limoncelli è un manuale, una sorta di guida che passo dopo passo vuole condurre il lettore ad una corretta comprensione e applicazione del restauro virtuale.

Tale volume è rivolto agli studenti di Scienze dei Beni Culturali, Scienze Archeologiche e Restauro, già pratichi di software di fotoritocco, di rilievo digitale e di modellazione 2D e 3D, che vogliono capire quali sono le reali possibilità che il restauro virtuale può offrire allo studio, alla conoscenza e alla divulgazione dei beni culturali.

Il libro è diviso essenzialmente in tre parti: nella prima sezione introduttiva l’autore si cimenta nella spiegazione del concetto di realtà virtuale, mentre nella seconda e nella terza illustra nello specifico il restauro virtuale 2D e 3D ed i suoi campi di applicazione nell’ambito dei beni culturali, archeologici ed architettonici. 

Micro4you offre soluzioni innovative per il biorestauro

micro4you restauro_300Micro4yoU, spin-off dell'Università degli studi di Milano, ha lo scopo di sviluppare produrre e commercializzare prodotti a base di microrganismi per il settore ambientale ed agroalimentare.

Tra i progetti in sviluppo c’è Micro4Art: Microrganismi per il Restauro di superfici lapidee d’interesse artistico. L’impiego di cellule microbiche quali agenti di biopulitura, rappresenta una tecnica originale, innovativa ed eco-sostenibile, sviluppata e brevettata da un team di ricercatori italiani e da essi sperimentata con successo su importanti monumenti ed opere d’arte. Micro4yoU, acquisendo in licenza esclusiva tale brevetto, sta lavorando alla realizzazione di una linea di prodotti biologici, efficaci, rispettosi dell’opera, dell’operatore e dell’ambiente. Con questo progetto Micro4yoU ha partecipato al “Premio G. Marzotto” vincendo il primo premio. 

Pastiglie alle erbe sul relitto del Pozzino

Grazie alle tecniche di biologia molecorare gli studiosi Robert Fleischer e Alain Touwaide dello Smithsonian Conservation Biology Institute di Washington (Usa), in collaborazione con il Laboratorio di Analisi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana hanno analizzato alcuni oggetti rinvenuti nella nave romana al largo delle coste toscane, vicino Piombino (Livorno).

A bordo della nave, un relitto di 15 metri di lunghezza e 3 di larghezza, scoperto nel 1974, sono state ritrovate anfore, brocche, coppe di vetro, ceramiche, lucerne, tutte provenienti da Paesi del Mediterraneo orientale e dell'Asia Minore. Inoltre sono stati rinvenuti anche 136 cilindretti in legno, esposti al Museo Archeologico del Territorio di Populonia a Piombino, che contenevano pastiglie a base di erbe.

(Fonte: Redazionale)



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Gli scavi di Glastonbury Abbey rivelano l'origine del vetro in Gran Bretagna

Una nuova ricerca condotta dall'Università di Reading ha rivelato che si trova a Glastonbury Abbey la prima prova archeologica della lavorazione del vetro in Gran Bretagna.

Forni di vetro antichi erano stati ritrovati nel 1955  e si pensava risalissero a prima della conquista normanna. Tuttavia analisi al radiocarbonio hanno rivelato la data del 680, la quale può essere associata ad una profonda ristrutturazione dell'Abbazia intrapresa da re Ine del Wessex. 

La produzione di vetro a York e Wearmouth è registrata nei documenti storici del 670, ma quella di Glastonbury è la prima e più consistente prova archeologica in Gran Bretagna.

Conservare dopo le calamità

Prince Claus Fund (PCF) e il World Monuments Fund (WMF) hanno promosso un programma per la conservazione dei siti minacciati da calamità, per un ammontare pari a un milione di dollari. I lavori sono iniziati in quattro paesi (Bhutan, Haiti, Indonesia, Pakistan).

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