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Vero, Autentico e Autografo

Il volume ‘De re metallica. Dalla produzione antica alla copia moderna’ a cura di Mauro Cavallini e di Giovanni Ettore Gigante, edito nel 2006 dall’Erma di Bretschneider, senza essere una novità, è ancora un’attuale ‘admiranda’ per il metodo di approccio storico alle tecnologie antiche e alla cultura dei metalli. Ben più che un approfondimento utileè infatti il metodo di analisi comparata delle micrografie della produzione orafa antica,della numismatica e dei preziosi accanto ai prodotti della loro fruizione attraverso i secoli, che introduce alle metodologie di archiviazione in banche dati delle risultanze conseguite vantaggiosamente dalle tecnologie in uso applicate ai beni culturali musealizzati.

E’ inoltre la storia dell’attività dei luoghi di produzione perenni, non solo miniere ma botteghe dell’Etruria: Populonia, Tolfa, Veio e Vulci per ricordare le più famose. Trafalso e falsificabile il panorama di abilità tecnica dell’artigiano che imita e riproduce alcommittente l’antico simbolo di grandezza secolo per secolo. Quali tecnologie si prestano oggi al riconoscimento e alla distinzione di falso e di autentico e come attribuire una misura e una scala di grandezza in parole alla documentazione calibrata di un originale? Disegno, mappatura, incisione e fotografia sono documentazioni primarie di identificazione di un oggetto, ma lo sono anche le radiografie, l’infrarosso e la micrografia, tecnologie che studiano in profondità e al microscopio il materiale di composizione, restituendo i dati analitici che lo conformano e la cronologia.

Alcuni parametri radiografici hanno subito una variazione storico-critica nel tempo che poco ha a che vedere invece con la determinazione di un autografo. Tra questi il ripensamento nel sostrato della tela, che se è indizio della sua originalità nel trattamento a corpo del dipinto, non lo è ugualmente dello stile pittorico autografico, non disponendo di una massa di dati che contraddistinguano e configurino una categoria adeguata al procedimento analogico di indagine nemmeno per un solo maestro. Anche la tecnica di incisione del contorno delle figure e di singoli elementi pittorici di un quadro sono da considerare per lo più limitatamente alla storia strutturale di un determinato dipinto una volta che sia conosciuto il suo autore, ma non per questo generalizzabili ad ogni attribuzione, finendo per ricadere nelle determinazioni bibliografiche ottocentesche di bottega e di scuola, invece che accoglierne individuata dal segno, evidentemente strutturato dal tempo, la sovrapposizione della pratica incisoria con elaborazione di cartoni da quel supporto. La Cappella Sistina oltre che sede dei conclavi per l’elezione dei pontefici e luogodi rappresentanza e di visita è stata di secolo in secolo un’autentica bottega pittorica e di restauro.

Come la vediamo oggi è pur sempre un cumulo di modificazioni accidentali innumerevoli: la microscopia è una tecnologia non invasiva utile a comprendere come sia quasi inevitabile che una semplice ‘pulitura’, non solo la rimozione di patine e pigmenti, comporti nella reazione chimica elementare l’aggregazione a fresco di corpuscoli presenti nell’aria oltre una tipica efflorescenza. La virtualità della riproduzione fotografica ha salvato innumerevoliopere dalla distruzione degli operatori di mercato e viceversa operatori di mercato grazie alla loro esperienzahanno esposto anche solo virtualmente una mole altrimenti incatalogabile di falsificazioni, cioé di nuovi originali tratti da copie antiche, restituendoci in quanto fabbricatori un metodo per riconoscerle: semplificandomolto dovremmo dire più originali dell’originale, ma è raro che raggiungano notorietà se non alla cronaca del collezionismo, come i fratelli Peruggia e il furto della Gioconda, o come Eric Hebborn in tempi molto recentialla cronaca dell’autobiografia accademica.

Hanno dimostrato tuttavia come per collezionisti e musei l’etichetta scientifica di autografia lasci un margine apprezzabile all’originale migliore che incontra il gusto personale: meno importa che l’oggetto nulla abbia a che vedere con la cultura e la veridicità della scienza, per la quale è fondamentale non solo il pubblico e non tanto l’effetto emozionale suscitato, ma il dove quel prodotto sia statoritrovato e si trovi, cioé il suo viaggio di documento storico nel tempo anche quando il curatore di un’esposizionevoglia declassarlo o innalzarlo a copia o replica.

Non una parola nel ‘De re Metallica’, in realtà dovuto a molti coautori, sui bronzi di Riace, che chiunque può visitare nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e per i quali venne coniata l’espressione di ‘giacimento’ culturale. Invece, una particolare attenzione è dedicata dal libro al Marco Aurelio e alla suasofistificazione, fusa dalla Zecca dello Stato, e che ora è al suo posto sul basamento della piazza del Campidoglionel ruolo di icona virtuale della vera statua equestre collocata al riparo dalle intemperie nell’omonima esedra dei Musei Capitolini. A questo proposito è da aggiungere che il rilievo stereofotogrammetrico della scultura bronzea, preliminare alla realizzazione del modello di fusione in PVC, era dovuto a Carmelo Sena, recentemente scomparso e che il Marco Aurelio venne dipinto senza dorature e su basamento da Filippino Lippi nella Disputa di S. Tommaso della Cappella Carafa in S. Maria sopra Minerva.

CHNT
INTERGEO 2019
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