NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 


 

Editoriali
I Bronzi di Riace sono tornati “a casa” nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dopo quattro anni di “esilio”, come si suol dire. In realtà, stavano belli comodi nella sede del Consiglio regionale della Calabria, in una sala climatizzata tutta per loro, e distesi sui lettini di restauro che per loro sono forse meglio delle basi antisismiche attuali, dove devono stare in piedi. Però finalmente tutti li potranno ammirare a dovere, dopo quattro anni: girarvi attorno, analizzare ogni particolare. Tutti chi? Chi andrà al Museo di Reggio Calabria, o a Milano per l’Expo 2015?
C'è molta Archeologia in questo numero di Archeomatica e non è davvero per caso. La disciplina è oggi come poche altre in radicale trasformazione nel superamento di ogni dicotomia tra scienze umane e scienze esatte. La cifra di quello che è oggi in movimento, e che cerchiamo di seguire, la fornisce l'articolo di Marco Ramazzotti su Archeosema, un straordinario progetto metadisciplinare del Dipartimento di Scienze dell'antichità dell’Università La Sapienza di Roma, con cui apriamo questo numero. Il salto epistemologico è evidente, altro che discorsi sulle 'scienze sussidiarie', ovvero, sherpa dell'Archeologia. L'Archeologia interpreta oggi sempre di più gli oggetti della propria scienza, le testimonianze materiali del passato, come componenti di sistemi naturali eculturali complessi, una pluralità di segni fisici, storici, geografi ci e linguistici, di informazioni che interagisconotra loro in sistemi di relazioni. “Sistemi che hanno - scrive Massimo Buscema - un'informazione effettiva che non è quella ‘dichiarata’ dal suo funzionamento, bensì quella invisibile che consente al suo funzionamento di esplicitarsi”, e che deve essere svelata.La ricerca archeologica contemporanea tenta di farlo oggi sempre di più attraverso un approccio interdisciplinare che la integra ad altre scienze come la fisica, la geografia, la geologia, la chimica, la linguistica, la statistica, la matematica, introduce nelle proprie ricerche l'Intelligenza Artificiale, applica i Sistemi Artificiali Adattivi, tende a riprodurre sempre di più virtualmente i sistemi organici, naturali e culturali.Si amplia dunque il modo con cui si acquisiscono le conoscenze, in definitiva gli elementi costitutivi della nostra narrazione storica. Accanto allo scavo ed alla prospezione di superficie, oggi sempre più integrata tra GIS e geofisica, crescente rilevanza assumono il rilievo, la documentazione, la diagnosi. Ne diamo una breve rassegna con tre articoli su esperienze innovative nel campo del rilievo archeologico.Si amplia lo spettro di conoscenze e di competenze richiesto all'archeologo. E nascono nuove domande cui rispondere, orizzonti nuovi…
Nuovi cantieri dell'utopia ci attendono  La tutela dei beni artistici, le nuove tecnologie e i traguardi cui si può giungere    Articolo pubblicato sulla rivista CINITALIA N.3 2013
Domenica, 06 Ottobre 2013 14:42

Palazzo Madama

  Se fossimo in vena di una strenna dei romanisti sentiremmo echeggiare negli orecchi, come verseggiato da Trilussa, il mormorio popolare ancora fragrante al passaggio su Corso Rinascimento della carrozza di Maria dei Medici, con a bordo il futuro Granduca di Toscana Ferdinando, appena uscita dal suo Palazzo romano, Medici anche quando, nella seconda metà del Cinquecento, vi aveva risieduto Baldovino Del Monte nella forma che ora si direbbe di comodato d’uso: “Ecco la Madama!”  Sussurro o grido, il detto romanesco ancora vivo nel movimento sessantottino ed oltre, con fare non certo elitario, era il segnale strategico sul campo di non abbassare la guardia in presenza di polizia: ‘…madama! ' .
Mercoledì, 02 Ottobre 2013 09:20

Gli archeomatici e le guerre

  In questi mesi sono stati spesso alcuni reportage dai più cruenti teatri bellici a raccontarci che la tragedia della guerra non è solo uccisione di uomini, disgregazione di famiglie e comunità, distruzione di territori, abitazioni, infrastrutture e sistemi produttivi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale i conflitti degli ultimi decenni, dai Balcani al Caucaso, dal Libano a Cipro, dalla Palestina all’Iraq e all’Afghanistan, dalla Libia alla Siria, dalla Nigeria al Sudan, hanno continuato a investire con il loro orrore anche il patrimonio culturale. Con una novità: i monumenti del nemico sembrano essere diventati obiettivo strategico e non collaterale di atti distruttivi, a volte altamente simbolici, come l’abbattimento del ponte di Mostar, simbolo di una cultura multietnica secolare, o la distruzione dei Buddha di Bamiyan. La negazione dell’altro trova il suo compimento nella distruzione della sua memoria, della sua arte, della sua storia. Polemos vuole luoghi scardinati dal loro secolare orientamento simbolico e valoriale, destrutturati e rinominati in modo da annichilire ogni possibilità di riconoscere il legame vitale tra la cultura nemica e l'ambiente che questa ha connotato e in cui ha espresso storicamente e simbolicamente con monumenti e assetti la propria identità. E’ una storia antica, già i romani mutarono il nome di Dikearchia (luogo ove regna la giustizia) in Puteoli (la città della puzza). E questo perché ciò che forma e soprattutto tiene veramente insieme una comunità, la fa durare nel tempo, al di là di ogni regolazione dei rapporti assicurata dal diritto, è un sentire più profondo, condiviso, un sentimento di appartenenza ad una vicenda capace di legare saldamente nel tempo le generazioni che si realizza ed esprime nel paesaggio culturale, nel territorio qualificato dalla storia e dalla cultura. E’ questo l’obiettivo vero della follia distruttiva della guerra. Un patrimonio forte ma insieme fragile. Non a caso la…
Leggendo le cifre relative al Google Art Project, il servizio che permette di visitare virtualmente alcuni importanti musei del mondo, si rimane non poco sorpresi ad apprendere che le opere sono ammirate, sempre statisticamente parlando, più a lungo su internet che dal vivo, con un minuto di osservazione sul web contro i 20 secondi della sosta media del visitatore tipico nei musei. Sembra infatti che la possibilità di visionare le opere in alta risoluzione incoraggi i visitatori a permanere più tempo in osservazione. Il risultato è senza dubbio interessante e denso di possibili riflessioni relative al ruolo dei musei digitalizzati, virtuali o online e delle potenzialità offerte dalle tecnologie per la valorizzazione dell'arte e la diffusione del patrimonio culturale.  Trascinati dall’onda delle nuove tecnologie ne subiamo un fascino che spesso però ha l’effetto di un fuoco fatuo, se solo poco dopo ci si rende conto di quali sono i veri vantaggi apportati pesandone l’impatto sul reale corso della storia. Un problema da non sottovalutare se si pensa che ad oggi i sistemi informativi “istituzionali” non hanno ancora costituito un unico repository ove il dato centralizzato sia poi disponibile ai vari livelli di fruizione richiesti. 
Martedì, 12 Marzo 2013 07:16

C'era una volta SBN

Le bio-tecnologie e la radiodiagnostica, comprese le tecnologie laser e le cosiddette tecniche d'indagine non invasiva, applicate al corpo umano e alla chimica farmacologica, o al rilievo ambientale, per tutto il secolo scorso hanno costituito il settore d'approfondimento della struttura e della resistenza dei materiali storico-artistici e archeologici dal quale attingere, che non prescindesse in linea generale dalla classificazione estetica della loro durata e, cioé, dal criterio paramedico della documentazione di uno status tutt'altro che immodificabile nel corso del tempo. Nonché esse stesse la risorsa privilegiata, dalla quale potesse essere anticipato, con altrettanta tempistica innovatività, lo sviluppo di una sempre più emergente connotazione di area di ricerca disciplinare autonoma. Dotata di lessici propri e di banche-dati e, con il progressivo adattamento al recupero conservativo, finalizzata, oltre che al restauro, alla prevenzione e alla capitolazione del complesso di norme di salvaguardia dei beni culturali, che insorgeva dalla relativamente recente osservazione dinamica dell'impatto ambientale e del rischio antropico, confluiva sotto i profili anastilotici, analogici ed analitici, ora antesignani di una metodologia diacronica, da campo sperimentale di applicazione a ricerca induttiva di parametri di definizione.
Una opportunità da non perdere quella del bando di gara della Fondazione Accenture che con una mirabile visione strategica ha messo in palio un milione di euro per la migliore idea che possa dare un nuovo impulso alla conservazione e fruizione sostenibile dei beni culturali attraverso le nuove tecnologie. Una conservazione diversa non più vista come un onere pesante per la comunità che deve forzatamente investire parte dei suoi redditi per la manutenzione di un patrimonio altamente vulnerabile e spesso infruttifero. La formula chiave alla base del tutto è la sostenibilità autonoma dell’idea.
Martedì, 26 Febbraio 2013 07:46

Applicazioni Geomatiche

La geomatica, quella disciplina che si occupa della conoscenza della superficie terrestre, svolge un ruolo chiave in tutti i settori relativi allo sfruttamento e alla protezione del Territorio, con metodi e strumenti tecnologici che ci consentono di misurare con precisione le dimensioni e le caratteristiche di qualsiasi oggetto.La stessa tecnica fornisce molteplici soluzioni per la documentazione e l'analisi di beni culturali specialmente se consideriamo l'importanza della documentazione per la conservazione.Le tecniche utilizzate sono molteplici e vanno da quelle più tradizionali quali la topografia, la fotogrammetria, la geodesia, la cartografia, a quelle più recenti quali i sistemi di posizionamento satellitare, l'image o il laser scanning 3D, il telerilevamento con sensori che vedono oltre la visione umana ed i sistemi informativi geografici che, nella distribuzione web-gis, trovano unimportante metodo di disseminazione e distribuzione di informazioni.
Archeomatica è una nuova rivista multidisciplinare, stampata in Italia, dedicata alla presentazione e alla diffusione di metodologie avanzate, tecnologie emergenti e tecniche per la conoscenza, la documentazione, salvaguardia, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. La rivista si propone di pubblicare articoli di valore significativo e duraturo scritti da ricercatori, archeologi, storici, conservatori e restauratori coinvolti in questo settore, per la diffusione di nuove metodologie specifiche e dei risultati sperimentali. Archeomatica solleciterà il dibattito costruttivo sulle ultime applicazioni scientifiche, per il confronto di idee  e delle scoperte relazionate ad ogni aspetto del settore dei beni culturali.
Pagina 3 di 3

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo